ELN 2018
Ematobase.it
Xagena Mappa
Medical Meeting

Vadastuximab talirine induce un modesto beneficio nella leucemia mieloide acuta


Uno studio di fase 1 ha mostrato che l'aggiunta di Vadastuximab talirine a un agente ipometilante ha portato a un alto tasso di remissione completa tra i pazienti più anziani con leucemia mieloide acuta CD33-positiva.
Tuttavia, la terapia di combinazione è risultata associata a maggiore tossicità ematologica rispetto ai dati storici riguardanti la monoterapia con agenti ipometilanti.

Gli esiti per i pazienti con leucemia mieloide acuta rimangono non-favorevoli, in particolare nei pazienti più anziani che hanno maggiori probabilità di avere caratteristiche avverse e potrebbero non essere candidati per l'induzione aggressiva e gli approcci consolidativi incluso il trapianto di cellule staminali.
Gli agenti ipometilanti, Decitabina o 5-Azacitidina, sono ora sempre più utilizzati in questa popolazione come terapia a più bassa intensità, ma sono associati a ridotti tassi di remissione.

Lo sviluppo di nuove terapie ben tollerate per migliorare l'efficacia degli agenti ipometilanti potrebbe migliorare significativamente lo standard di cura per i pazienti più anziani con leucemia mieloide acuta.

Uno studio ha valutato la combinazione di Vadastuximab talirine, un coniugato farmaco-anticorpo mirato a CD33, e Azacitidina o Decitabina in 53 pazienti ( età mediana, 75 anni ) con leucemia mieloide acuta.
I criteri di esclusione includevano il precedente trattamento con agenti ipometilanti. Tuttavia, era consentito un precedente trattamento a bassa intensità.

Il 38% dei pazienti presentava un rischio citogenetico sfavorevole e il 62% presentava un rischio intermedio.
Il 45% dei pazienti presentava una leucemia mieloide acuta secondaria.

I pazienti hanno ricevuto Vadastuximab talirine 10 mg/kg per via endovenosa l'ultimo giorno della infusione di un agente ipometilante in cicli di 4 settimane.

La durata mediana del trattamento è stata di 19.3 settimane.

E' stato osservato un tasso di mortalità a 30 giorni del 2% e un tasso di mortalità a 60 giorni dell'8%.

Il tasso di remissione completo, che comprendeva la remissione completa con recupero incompleto della conta ematica, è stato pari al 70%.
Il 51% delle remissioni era una malattia minima residua negativa alla citometria a flusso.

E' stata riscontrata permanenza degli elevati tassi di remissione completa tra i pazienti con leucemia mieloide acuta secondaria ( 75% ), nei pazienti di età pari o superiore a 75 anni ( 62% ) e in quelli con rischio citogenetico sfavorevole ( 80% ).

La sopravvivenza mediana libera da recidiva ( RFS ) è stata pari a 7.7 mesi ( IC 95%, 4.9-15.4 ), mentre la sopravvivenza mediana globale ( OS ) è stata pari a 11.3 mesi ( IC 95%, 8.8-13.2 ).

Non è stata osservata alcuna tossicità dose-limitante o reazioni correlate all'infusione.

Gli eventi avversi più comuni correlati al trattamento includevano affaticamento ( 62% ), trombocitopenia ( 62% ), nausea ( 53% ), anemia ( 49% ), neutropenia febbrile ( 49% ), stitichezza ( 47% ), diminuzione dell'appetito ( 45% ), neutropenia ( 45% ), edema periferico ( 42% ), dispnea ( 34% ), piressia ( 32% ), diarrea ( 28% ), vertigini ( 28% ), vomito ( 28% ), ipotensione ( 25% ), tosse ( 23% ), mal di testa ( 21% ) e insonnia ( 21% ).
Il 57% dei pazienti ha presentato trombocitopenia di grado 3 o superiore.

Non sono stati osservati eventi di sanguinamento di grado 3 o superiore. Gli eventi emorragici più comuni di qualsiasi grado includevano epistassi ( 19% ), ecchimosi ( 11% ) e petecchie ( 11% ).

Infezioni di qualsiasi grado si sono verificate nel 79% dei pazienti, comprese infezioni polmonari di grado 3 o superiore ( 34% ), sepsi ( 11% ) e batteriemia ( 11% ).

Il profilo di sicurezza è risultato simile indipendentemente dal fatto che i pazienti ricevessero Azacitidina o Decitabina, ad eccezione della neutropenia febbrile, che si è verificata nel 23% dei pazienti trattati con Azacitidina rispetto al 59% di quelli trattati con Decitabina.

Gli eventi avversi hanno ritardato la somministrazione del 43% di tutte le dosi di Vadastuximab talirine.

In seguito ai risultati di questo studio di fase 1, era stato progettato lo studio CASCADE di fase 3, randomizzato, controllato con placebo, con Vadastuximab talirine con agenti ipometilanti rispetto ai soli agenti ipometilanti.
Lo studio è stato interrotto precocemente a causa di un aumento dei decessi nel braccio di combinazione. ( Xagena2018 )

Fonte: Blood, 2018

Onco2018 Emo2018 Farma2018


Indietro